Intervista con Vitor (Brasile)

 

Nell’intervista di questo mese, Vitor, un giovane poeta e traduttore di San Paolo, Brasile, racconta la sua storia con l’italiano e l’Italia. Ho conosciuto Vitor due anni fa, è stato mio studente per diversi mesi, per prepararsi alla sua avventura in Italia. Buona lettura.

 

Quando hai iniziato a studiare italiano e perché? 

Ho iniziato a studiare italiano due anni fa perché mi preparavo per fare un’esperienza di vita in Italia. 

 

In quale parte d’Italia sei stato e per quanto tempo?

Sono stato soltanto in Sicilia a Catania, per un anno e due mesi.

Ph: Vitor

 

Qual è stata la tua esperienza?

È difficile dirlo immediatamente perché, non soltanto ho una personalità complessa,  proprio come  quella della Sicilia. La Sicilia ha diverse sfumature perché c’è una diversità di culture incredibile, che non mi aspettavo. Penso che dopo questa esperienza posso osare dire che la Sicilia è una propria civilizzazione, non soltanto per la sua capacità di mantenere tanti aspetti della sua ricca cultura, ma perché è chiaramente diversa dell’Italia, anche appartenendone

 

In che modo hai sostenuto economicamente la tua permanenza così lunga in Sicilia? 

Lavorando in WorkAways, ovvero, in cambio di vitto e alloggio, e in una pasticceria. Ho anche vissuto in centri accoglienza e in proprietà della chiesa per risparmiare i soldi.

 

In che modo, la lingua italiana, ha arricchito la tua vita?

Imparare una lingua straniera è sempre un modo di cimentarsi in un’altra forma di espressione. In particolare, siccome la lingua italiana, proviene dal latino come il portoghese brasiliano, mi ha aiutato anche ad avere un’attenzione particolare rispetto al rapporto con la mia lingua madre (il portoghese brasiliano), nel senso che, tante volte, le parole di origine latina, e uguali in entrambe le lingue, sono state dimenticate nel linguaggio orale…

Ph: Vitor

 

Qual è il tuo livello di italiano adesso? Come lo hai raggiunto?

Non so dirlo, ma mentre vivevo in Italia la gente rimaneva sorpresa… L’ho raggiunto attraverso la lettura di Pirandello, Quasimodo e Montale. E anche attraverso la lettura dei quotidiani.  

Come hai usato la tua conoscenza dell’italiano nella vita di tutti i giorni?

In modo da lasciare chiaro che la mia intenzione non era di essere uno straniero che non si avventurasse nella lingua con profondità. 

 

Consiglieresti a un tuo amico di imparare l’italiano? Perché

Certo che si. Specialmente agli amici di origine italiana…. In questo caso perché è un modo di entrare in contatto con una ancestralitá tante volte persa.  

 

Qual è il tuo rapporto con l’Italia oggi?

Di passione e speranza. 

 

Qual è stata la tua maggior difficoltà nello studio dell’italiano in Brasile?

L’incentivo. Una lingua si impara bene quando è possibile sentire i suoi rumori dappertutto, quando si sentono delle provocazioni e  richiami, insomma quando ti spingono a sentirla nelle ossa. 

E’ necessario vivere in Italia per imparare bene l’italiano, secondo te?

Imparare una lingua non è soltanto l’atto di pronunciare delle parole bene e conoscerle… Ma di incorporare la ricchezza che questa trasmette attraverso il corpo e l’anima. E’ un peccato che, ai nostri giorni, questo aspetto sia tante volte considerato un efferato criminale.

 

Qual è  la tua parola preferita in italiano? 

Meriggiare (letterario: stare in riposo, all’aperto e all’ombra, nelle ore calde del pomeriggio)

 

Adesso che sei tornato in Brasile, come mantieni il tuo italiano?

Sfortunatamente non riesco più a mantenerlo come in Italia. Leggo i giornali ogni tanto ma questo non basta. Però, quello che è basilare non si perde mai.

 

Grazie di cuore Vitor, per esserti lasciato intervistare, per aver condiviso la tua esperienza di vita in Italia, in Sicilia con la nostra comunità di italofili.